Masterclass di storia del jazz e analisi delle forme compositive e performative
The Art of Improvisation
Charlie Parker, Sonny Rollins, John Coltrane a cura del Prof. Emiliano Pintori
The Art of Improvisation
Charlie Parker, Sonny Rollins, John Coltrane a cura del Prof. Emiliano Pintori
7, 8, 9 settembre 2026
orario: 10.00-13.00 e 14.00-17.00
con il Prof. Emiliano Pintori
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Per iscrizioni, produzione@conservatorioadria.it supporto.produzione@conservatorioadria.it
L’oggetto della masterclass sarà offrire una panoramica storica e stilistica di tre giganti del jazz in grado di ridefinire nel corso del tempo il ruolo del loro strumento e le possibilità di improvvisazione non solo in ambito jazzistico.
La Masterclass è di carattere storico-musicologico, quindi ad una parte di approfondimento storico e socio-culturale sarà affiancata un’approfondita analisi delle forme compositive e performative del materiale proposto. Parte del materiale sarà suonato al pianoforte dal docente e spiegato pertanto grazie a esempi dal vivo. Inoltre saranno selezionati appositi contenuti audiovisivi e sarà fornito materiale per i partecipanti.
7 settembre 2026 – ore 10.00-13.00 14.00-17.00 presso Auditorium Mecenati
Charlie “Bird” Parker (Kansas City, Kansas, 29 agosto 1920 – New York, 12 marzo 1955), è senza dubbio la più imponente figura del jazz moderno, il solista più imitato e influente, il cui messaggio musicale è ancora straordinariamente attuale e fecondo di nuovi sviluppi. Protagonista di una vita dissoluta e frenetica, il cui mito ha influenzato la letteratura, l’arte e il cinema, Parker è stato il prototipo ideale che ha cementato l’immagine del jazzista maledetto e sopraffatto dal suo genio. Ma oltre a occuparsi della sua vicenda esistenziale, cercando però di ridimensionare alcune leggende fiorite nel corso degli anni attorno alla sua figura, ci si concentrerà sulla sua gigantesca eredità artistica, provando a entrare meglio nelle dinamiche di un linguaggio musicale in grado di cambiare definitivamente il corso della musica jazz. Dalla Kansas City degli anni Trenta, ai primi assoli documentati, fino ai grandi capolavori degli anni Quaranta, l’incontro prenderà anche in analisi alcune composizioni e assoli e illustrerà alcuni procedimenti linguistici divenuti poi canone nel jazz moderno, ma cercando di spingersi anche ad aspetti meno indagati e connessioni meno scontate.
8 settembre – ore 10.00-13.00 14.00-17.00 presso Auditorium Mecenati
Il 25 maggio di quest’anno ci ha lasciato per sempre Sonny Rollins. Nato a New York il 7 settembre 1930, Rollins oltre ad avere indagato come pochi le possibilità del suo strumento, il sax tenore, è senza dubbio nell’empireo dei più grandi improvvisatori del Novecento, non solo in ambito jazzistico. Musicista emerso giovanissimo ai massimi livelli, erede naturalmente della lezione di Parker e Lester Young, ma profondamente segnato da Coleman Hawkins, Rollins negli anni Cinquanta si consolida come una delle voci più autorevoli in ambito jazzistico, inserendosi nella linea dei bopper più avanzati ma anche interpretando in modo sorprendente materiale proveniente dalla canzone di Broadway, dalla nuova moda del calypso e addirittura dalla musica Country. Musicista dalle creatività melodica apparentemente illimitata, dotato di un senso del ritmo elastico e trascinante, affronterà anche l’avanguardia dalla sua autorevole prospettiva. L’incontro sarà dedicato a osservare come si sono manifestate le sue principali influenze, un inquadramento storico del suo percorso artistico e un’analisi musicologica dei suoi capolavori osservando sopratutto la straordinaria consapevolezza strutturale e formale del suo solismo.
9 settembre – ore 10.00-13.00 14.00-17.00 modalità on line
Il 2026 è l’anno del centenario della nascita di John Coltrane (Hamlet, 23 settembre 1926 – New York, 17 luglio 1967). Coltrane, a differenza di Rollins, ebbe un esordio a grandi livelli piuttosto tardivo, ottenendo la fama a quasi trent’anni grazie alla militanza nel First Great Quintet di Miles Davis. L’incontro sarà volto ad analizzare le sue principale influenze (tra cui naturalmente quella di Parker) il suo percorso di crescita, le vicende esistenziali determinanti per la sua stessa poetica, e quel decennio che va dal 1957 al 1967, anno della sua morte, in cui il suo viaggio musicale diventa una ossessiva e irripetibile ricerca che sconvolgerà più volte il percorso del jazz. Dalla evoluzione dei sistemi di riarmonizzazione al periodo modale, dalla formazione del suo celebre quintetto fino all’ultima fase, spesso meno affrontata, per molti versi assimilabile a un’intensa esperienza di devozione spirituale che agisce mediante la dinamica della trance. Grazie a una straordinaria sintesi tra intelligenza formale e potenza espressiva, il suo percorso musicale/conoscitivo e la sua visione, riconducibile a una forma di panteismo sincretico, hanno avuto un effetto determinante sulla musica afroamericana, ma anche sulla popular music dai tardi anni Sessanta e oggi appaiono estremamente influenti sulla scena contemporanea.
Emiliano Pintori – Pianista, organista hammond, didatta e divulgatore musicale è attivo professionalmente da più di venticinque anni. Cresciuto musicalmente nella sua città, ha approfondito il linguaggio jazzistico grazie a ripetuti soggiorni a New York e partecipando a workshop quali Siena Jazz (1999) e masterclass con Barry Harris (2000, 2006, 2007) George Cables, Harold Mabern e Aaron Parks. Molto richiesto in particolare come sideman, svolge tutt’ora un’intensa attività concertistica in Festival e Club in tutta Italia e in molti paesi europei, avendo modo di collaborare con, tra gli altri, Steve Grossman, Enrico Rava, Roberto Gatto, Bobby Watson, Joe Magnarelli, Jim Rotondi, Alex Sipiagin, Flavio Boltro, Fabio Morgera, Piero Odorici, Carlo Atti, Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Tom Kirkpatrick, John Webber, Daniele Scannapieco, Mauro Negri, Jim Snidero, Joe Farnsworth, Jesse Davis, Gianni Cazzola, Julian Siegel. Dal 2014 inizia la sua attività di ricerca e divulgazione della musica afroamericana collaborando con il Museo e biblioteca internazionale della musica di Bologna per la serie di conferenze e lezioni-concerto “Jazz Insights” (Bologna Jazz Festival 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025). Nel 2015 organizza le conferenze jazz per il jazz festival di Vignola (Vignola Jazz In’it 2015). Dal 2019, insieme a Guglielmo Pagnozzi, dà vita ad ABC Jazz, ciclo di lezioni-concerto di approfondimento sulla storia del jazz e dei suoi protagonisti presso il Teatro dell’ABC di Bologna. Collabora con l’associazione Jazz Network a Pazzi di Jazz (2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025) progetto didattico con Francesco Martinelli ed Enrico Rava (con Barbara Casini nel 2021) e in seguito Mauro Negri dall’edizione 2022. Ha tenuto masterclass sulla storia del jazz presso i conservatori di Maderna-Lettimi di Cesena Rimini (su Bud Powell nel 2023, Dexter Gordon nel 2024 e Bill Evans nel 2025) e A. Buzzolla di Adria (2023 su Miles Davis, 2024 su Kind Of Blue, A Love Supreme e Mingus Ah Um, 2025 su Thelonious Monk, Bud Powell e Bill Evans). Nel 2024 partecipa a LabRetMus (laboratori di retorica musicale) ciclo di conferenze organizzato dal conservatorio A. Boito di Parma. con una relazione incentrata sul rapporto tra musica e spiritualità nella musica di John Coltrane. Nel 2012 esce il suo primo lavoro discografico, Contiguity, a fianco di Marco Bovi e Andrea Nunzi per l’etichetta indipendente Lhobo Music, accolto con favore dalla critica e disco della settimana durante la trasmissione Farheneit di Radio Tre Rai. Nel 2022 per la storica etichetta Red Records esce il lavoro di Fabio Morgera dedicato alle musiche di Joe Henderson “In a Taurean Way” di cui fa parte insieme a Piero Odorici, Daniele Scannapieco, Riccardo Galardini e Roberto Gatto. Tra i suoi principali progetti attuali c’è il sestetto “Organix” di cui fanno parte alcuni dei migliori giovani talenti italiani (Cosimo Boni, Matteo Diego Scarcella e Lorenzo Simoni) insieme a musicisti già affermati e stabili collaboratori come Marco Bovi, Adam Pache e Danilo Mineo. Collabora da tempo con la songwriter Eloisa Atti partecipando in veste di pianista e tastierista per i lavori Edges (2016) e Lost Mona Lisa (2024). Come compositore e produttore è stato autore di gran parte delle musiche dei lavori dell’artista Paolo Chiasera, esposti in alcuni dei principali siti per l’arte contemporanea (Rejna Sofia Museum, Madrid; Marta Museum, Herford; Smit Stewart Gallery, NYC; Smak Museum, Gent; Moka Museum, Shangai; Columbia’s University, New York; W139, Amsterdam). Attualmente è titolare della cattedra di Pianoforte Jazz presso il Conservatorio A.Vivaldi di Alessandria dove insegna anche Storia del Jazz e Storia della popular music e tiene il corso di Storia del Jazz delle musiche improvvisate e audio tattili presso i conservatori G.Verdi di Torino (e in convenzione con l’Università di Torino) e il conservatorio di musica Maderna-Lettimi di Cesena Rimini. Ha insegnato in precedenza nei conservatori A. Boito di Parma, F.A. Bonporti di Trento e G.B. Martini di Bologna.